Sulle medie imprese si può e si deve puntare

'Alle medie aziende italiane servono più servizi soprattutto verso l'esportazione e verso il supporto alla crescita dell'azienda'. Maurizio Marchesini, consgliere delegato della Marchesini Group, azienda bolognese leader nella produzione di macchine per il confezionamento farmaceutico e cosmetico che nel 2003 ha avuto un fatturato consolidato di circa 115 milioni di euro. Commenta così la situazione delle medie aziende italiane intervenendo al convegno 'Le medie imprese italiane' organizzato da Mediobanca e Api di Bologna.
Secondo i dati presentati da Mediobanca. tratti dall'indagine nazionale in collaborazione con Unioncamere, le medie imprese italiane, quelle cioè che hanno tra i 50 e i 499 dipendenti, sono 3.667 (ci cui solo 19 quotate in Borsa) e hanno un fatturato compreso tra i 13 e i 260 milioni di euro. La maggior parte di queste è concentrata in tre settori - meccanico, beni per persona e casa, alimentare - ed è ubicata prevalentemente nel nord del paese, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna li testa. In termini ci valore aggiunto i sistemi produttivi locali coprono il 21% e i distretti il 18% ma sono proprio questi ultimi ad essere mediamente i più vantaggiosi soprattutto per le imprese meccaniche che fanno registrare 2 punti di voi in più rispetto alle altre, la migliore redditività di aziende che operano in un distretto - afferma Marchesini - è solo la manifestazione tangibile di una ricchezza umana propria di un'area territoriale dove il tempo ha consolidato esperienze e valori umani profondi. Ed è proprio a fronte di questa maggiore redditività che il sistema bancario concede alle medie imprese prestiti a tassi simili a quelli concessi alle grandi imprese per quanto solitamente le medie siano considerate più rischiose delle grandi.
Ma questo trattamento non basta a sostenere la media impresa italiana soprattutto se questa esporta I'85% del fatturato come Marchesini Group. Un nostro concorrente tedesco o francese - spiega Marchesini - può affrontare un mercato difficile sapendo che il rischio di non essere pagato gli sarà in buona parte o totalmente coperto e che potrà concedere dilazioni ci pagamento, preziosissime in mercati poveri e ad alta inflazione, senza dover ricorrere a mezzi propri. Questo perché le aziende estere hanno un appoggio ben diverso dai rispettivi sistemi paese.
Così presentata la situazione delle medie imprese che hanno rapporti con l'estero non è certo delle più rosee ma Maurizio Marchesi non perde l'ottimismo. 'Bisogna mantenere anche m questa congiuntura - sostiene il consigliere delegato del gruppo bolognese che quest'anno festeggia il trentennale - quella propensione alla crescita che il rapporto Mediobanca sembra indicare come fattore caratteristico della media impresa rispetto alla grande impresa. Stiamo vivendo un momento economico particolarmente difficile e movimentato - conclude Marchesini- un momento in cui gli imprenditori devono mantenere freddezza e giudizio e spingere ancora di più sugli investimenti in innovazione per essere pronti a quella ripresa economica che ora viene da tutti annunciata'.
In linea con questo pensiero è anche Paolo Mascagni, presidente dell'Api di Bologna. Già oggi, tra le nostre 1500 imprese associate, quelle con più di 50 dipendenti occupano il 55% del totale - afferma -. Queste imprese vogliono crescere: le piccole vogliono diventare medie, le medie vogliono diventare grandi. Certo esistono fattori esterni, giuridici, burocratici, fiscali e anche sindacali che sono di freno ma Bologna è una ‘terra fertile' per lo sviluppo. Queste imprese - conclude Mascagni - hanno avuto uno sviluppo dimensionale ed economico che spesso si è trasformato in vera e propria leadership in settori di altissima specializzazione. Il sistema territoriale in cui si muovono e la loro integrazione internazionale sono tra i punti di forza. E il mercato globale unito all'allargamento dell'unione Europea stimolano ulteriormente questa crescita'.

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