Mediobanca e il salvataggio Olivetti

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In occasione della presentazione dell’Archivio Storico Mediobanca intitolato al nostro ex Amministratore Delegato Vincenzo Maranghi già indicai il dilemma che vivevo tra la consapevolezza che i nostri predecessori ben difficilmente avrebbero condiviso la scelta di aprire gli archivi al pubblico, seppur con talune prudenze, e la mia passione per la storia d’impresa che, necessariamente, si nutre in via prioritaria della documentazione interna alle aziende.
La decisione comunque fu presa e la scelta di aprire le pubblicazioni dell’Archivio con le carte del salvataggio Olivetti nel 1964 non poteva essere più felice.IMG 1381

Si tratta infatti di una documentazione davvero eccezionale, ossia la serie completa delle note interne e dei verbali delle riunioni che scandirono l’operazione di ricapitalizzazione a opera del cosiddetto “Gruppo di intervento”, dalle premesse alla sua esecuzione. A questo riguardo è opportuno precisare che sino a fine anni Novanta la principale forma di comunicazione interna in Mediobanca era quella scritta. Tutte le riunioni con la clientela venivano verbalizzate e fatte circolare (“mandate al giro” nel nostro lessico) a favore dei colleghi coinvolti che a loro volta, se del caso, le chiosavano con i propri commenti o punti di vista. Da notare che la verbalizzazione degli incontri non rappresentava un rito formale, per definizione affidato al più giovane partecipante, ma quasi sempre un documento di lavoro che già conteneva i punti chiave delle questioni affrontate, concrete ipotesi di soluzione, i pro e i contro, le impressioni e spesso un giudizio sugli interlocutori. 
Questo era reso possibile da un approccio che rimane piuttosto unico in un’Italia generalmente timorosa e spesso ipocrita. Innanzitutto le riunioni venivano convocate unicamente per affrontare gli aspetti cruciali di operazioni concrete, ben difficilmente a scopo unicamente conviviale o commerciale. In secondo luogo lo stile della casa era, e resta, quello di rappresentare alla clientela, senza remore, il nostro schietto punto di vista professionale, spesso non aderente alle attese della stessa, cui di contro chiediamo una dialettica altrettanto sincera. E così, come si vedrà, la lettura dei verbali è un’esperienza straordinaria che consente di entrare nel vivo dell’operazione, senza nessun filtro, comprendendola perfettamente “dall’interno”. 
Il lettore dei documenti scoprirà infine un metodo di lavoro che ha costantemente caratterizzato l’attività del nostro Istituto: il necessario, preventivo, rigoroso, esame della situazione economico-patrimoniale corrente dell’impresa, svolto “in casa”, senza affidarsi a consulenti; la consapevolezza che il piano industriale debba essere affidato a un soggetto
imprenditoriale, competente, da coinvolgere economicamente nel progetto di rilancio; il piano di ricapitalizzazione e di rifinanziamento, che deve essere ampio e atto a coprire gli immancabili imprevisti; il focus unicamente sugli interessi dell’azienda, anche a scapito degli azionisti, in una prospettiva sempre di medio lungo termine.
Da ultimo, a testimoniare che le vicende sono passate ma non troppo remote, la lettura mostra i primi passi di uomini di azienda divenuti successivamente protagonisti delle cronache economico finanziarie sino quasi ai giorni nostri. A questo riguardo mi resta il rammarico di non aver potuto, come avrei voluto, consegnare personalmente una delle prime copie al compianto dott. Gianluigi Gabetti che, come si vedrà, emerge dalle carte quale uno degli interlocutori più affidabili del gruppo di Ivrea.
 
Renato Pagliaro